Dedicato a tutti i contrabbandieri di cultura
APPENZELLER MUSEUM
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Ci caricammo di pedocchi” è il racconto della seconda guerra d’indipendenza del 1859 vista dall’interno attraverso il diario autografo di Cesare Rossi di Suna (ora Verbania). Le vicende sono commentate per inquadrarle nel contesto politico-militare del momento. Il diario è stato trascritto e commentato da Liborio Rinaldi, che ne ha ricavato un libro stampato da Alberti libraio di Intra nella collana storica. E’ stata anche realizzata una video proiezione sonorizzata (durata un’ora, con una presentazione a cura dell’autore di 10 minuti) recitata a due voci da Beppe Bruno e Carmen Trépi.
Vento d’amore e di gioia di vivere e, nel contempo, invito a momenti di contemplazione e di interiorità. L’amore per la fatica, per il silenzio, per l’acqua, per la roccia… l’amore per le proprie radici…: tutto ciò, in Val Grande si trova a piene mani…
VENTO DELLA ZEDA…
Spesso un cuore è troppo piccolo per contenere tutti i sentimenti che vengono gettati in esso alla rinfusa nel corso degli anni e a volte si ha desiderio di mettere un poco d'ordine in esso, magari aiutati dalle parole casuali di una piccola psicologa da quattro soldi, specie se il tempo che si ha è quello al di là delle cose da fare.
… questa strana cosa, con la scusa di parlare degli altri, parla forse un poco troppo di me, ma sicuramente al tempo stesso troppo poco di ciò che ho in me.
Giunto abbastanza in là in questo lungo itinerario della mia vita, forse per acquisire sicurezza e nuova forza per affardellare lo zaino e riprendere il cammino, verso chissà poi quali nuove mete, ho sentito la necessità di ripercorrere a ritroso l’itinerario fin’ora fatto e tornare al punto di partenza,
La vita d’una persona non è fatta dagli episodi vissuti, ma da ciò che uno si ricorda degli stessi, o da ciò che crede d’aver vissuto. Spesso, il contrario di una verità, è un’altra verità. Il tempo scorre, scorre il tempo e passa e và, ma un bel ricordo, no, non morirà. Per sopravvivere, non devi aggrapparti al presente, ma devi lasciar cadere il passato.
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“Ci caricammo di pedocchi” è il racconto della seconda guerra d’indipendenza del 1859 vista dall’interno attraverso il diario autografo di Cesare Rossi di Suna (ora Verbania). Le vicende sono commentate per inquadrarle nel contesto politico-militare del momento. Il diario è stato trascritto e commentato da Liborio Rinaldi, che ne ha ricavato un libro stampato da Alberti libraio di Intra nella collana storica. E’ stata anche realizzata una video proiezione sonorizzata (durata un’ora, con una presentazione a cura dell’autore di 10 minuti) recitata a due voci da Beppe Bruno e Carmen Trépi.
Vento d’amore e di gioia di vivere e, nel contempo, invito a momenti di contemplazione e di interiorità. L’amore per la fatica, per il silenzio, per l’acqua, per la roccia… l’amore per le proprie radici…: tutto ciò, in Val Grande si trova a piene mani…
VENTO DELLA ZEDA…
Spesso un cuore è troppo piccolo per contenere tutti i sentimenti che vengono gettati in esso alla rinfusa nel corso degli anni e a volte si ha desiderio di mettere un poco d'ordine in esso, magari aiutati dalle parole casuali di una piccola psicologa da quattro soldi, specie se il tempo che si ha è quello al di là delle cose da fare.
… questa strana cosa, con la scusa di parlare degli altri, parla forse un poco troppo di me, ma sicuramente al tempo stesso troppo poco di ciò che ho in me.
Giunto abbastanza in là in questo lungo itinerario della mia vita, forse per acquisire sicurezza e nuova forza per affardellare lo zaino e riprendere il cammino, verso chissà poi quali nuove mete, ho sentito la necessità di ripercorrere a ritroso l’itinerario fin’ora fatto e tornare al punto di partenza,
La vita d’una persona non è fatta dagli episodi vissuti, ma da ciò che uno si ricorda degli stessi, o da ciò che crede d’aver vissuto. Spesso, il contrario di una verità, è un’altra verità. Il tempo scorre, scorre il tempo e passa e và, ma un bel ricordo, no, non morirà. Per sopravvivere, non devi aggrapparti al presente, ma devi lasciar cadere il passato.
Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son’ quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son’ quelli che la trovano.
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“Ci caricammo di pedocchi” è il racconto della seconda guerra d’indipendenza del 1859 vista dall’interno attraverso il diario autografo di Cesare Rossi di Suna (ora Verbania). Le vicende sono commentate per inquadrarle nel contesto politico-militare del momento. E’ stata anche realizzata una video proiezione sonorizzata con una presentazione a cura dell’autore di 10 minuti) recitata a due voci da Beppe Bruno e Carmen Trépi.
Vento d’amore e di gioia di vivere e, nel contempo, invito a momenti di contemplazione e di interiorità. L’amore per la fatica, per il silenzio, per l’acqua, per la roccia… l’amore per le proprie radici…: tutto ciò, in Val Grande si trova a piene mani…
VENTO DELLA ZEDA…
Spesso un cuore è troppo piccolo per contenere tutti i sentimenti che vengono gettati in esso alla rinfusa nel corso degli anni e a volte si ha desiderio di mettere un poco d'ordine in esso, magari aiutati dalle parole casuali di una piccola psicologa da quattro soldi, specie se il tempo che si ha è quello al di là delle cose da fare.
… questa strana cosa, con la scusa di parlare degli altri, parla forse un poco troppo di me, ma sicuramente al tempo stesso troppo poco di ciò che ho in me.
Giunto abbastanza in là in questo lungo itinerario della mia vita, forse per acquisire sicurezza e nuova forza per affardellare lo zaino e riprendere il cammino, verso chissà poi quali nuove mete, ho sentito la necessità di ripercorrere a ritroso l’itinerario fin’ora fatto e tornare al punto di partenza,
La vita d’una persona non è fatta dagli episodi vissuti, ma da ciò che uno si ricorda degli stessi, o da ciò che crede d’aver vissuto. Spesso, il contrario di una verità, è un’altra verità. Il tempo scorre, scorre il tempo e passa e và, ma un bel ricordo, no, non morirà. Per sopravvivere, non devi aggrapparti al presente, ma devi lasciar cadere il passato.
Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son’ quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son’ quelli che la trovano.
Era una di quelle sere in cui ti senti molle dentro. Chi va in montagna mi ha capito al volo. Questa sensazione ti salta addosso a tradimento dopo una lunga giornata di cammino che hai trascorso gettando lo sguardo oltre i lontani monti, parlando poco e sentendo tutti i silenzi che ti avvolgono, facendoti scoppiare il cuore con il loro fragore.
Ora non chiedo più che voglia amarmi, né, cosa incredibile, che mi sia fedele: voglio guarire, liberarmi di questo male orribile. Ascoltatemi, dei, per l'amore che vi porto!
Da qualche parte ho letto che in definitiva uno scrittore scrive sempre lo stesso libro. Il piccolo grande libro della propria vita Girala e rigirala come vuoi, ma alla fine uno ripete sempre la stessa cosa che gli frulla in testa o che sente dentro, magari ogni volta cambiandogli solo il vestito, dandogli appena appena una sbiancatina.
Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Essi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge. Ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano, perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi.
Dedicato a tutte le persone che ho amato. A modo mio.
Chiedo scusa al mio “collega” di penna Emile Zola per aver plagiato il titolo di un suo romanzo. Qui però si parla della disfatta degli animi di uomini e donne, che ho avuto l’avventura di incontrare, sconfitti dalla durissima battaglia quotidiana dell’esistere. Eppur, io, “ancor non me despero”.
A volte Dio uccide gli amanti perché non vuole essere superato in amore. (Alda Merini)
Andai nei boschi per vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Henry David Thoreau